Tuesday, April 15, 2014

LA TRINITA'



Dobbiamo partire dalla realtà che Dio è Uno. Immaginiamo, Dio Spirito, che ha forma umana, - concetto derivante che Dio disse: Genesi 1:26 “facciamo l’uomo alla nostra immagine”- con una Luce sette volte quella del sole, (Isaia 30:26  La luce della luna sarà come la luce del sole, e la luce del sole sarà sette volte più forte, come la luce di sette giorni, nel giorno in cui l’Eterno …….), e che ha il potere di separarsi in tre altri Spiriti. Come per esempio immaginare, che l’uomo, si possa scindere in corpo, anima e spirito, tutti e tre aventi un’identità funzionale propria e che pensano e agiscono, come uno (uomo nel suo complesso). Quindi lo Spirito Santo esce dallo Spirito di Dio, come Messaggero e Consolatore, La Parola Gesù, (in Spirito), esce dallo Spirito di Dio come Creatore di tutte le cose (tre Identità, ma uno nel suo complesso e una sola mente. A questo punto, si potrebbe arguire; ma quando Gesù dice in Matteo 24:36  "Quanto poi a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figlio, ma soltanto il Padre mio. Perché Egli non dice la fine dei tempi, essendo la Parola con la stessa mente di Dio?  E’ un mistero. Ma possiamo fare un tentativo d’interpretazione. Dio, avendo incarnato il suo seme nella vergine Maria, Gesù acquista tutte le proprietà della terra per lo scopo del sacrificio, e quindi per salvare l’umanità. Egli, ha tutte le virtù dell’uomo puro senza macchia di peccato, rappresentando anche l’ultimo Adamo, in spirito vivificante. Per la ragione che lo Spirito di Dio è sceso su di Lui come una colomba, sta a significare che Gesù, uomo, è parte della Trinità, come seme, (questo è il mio Figliolo di cui mi sono preso compiacimento), ma non nei pieni poteri delle Trinità. Gesù, sarebbe, nelle relazioni con gli uomini, Figlio di Dio e nella relazione col Padre, è la Parola. Quando Gesù parla e dice cose, come (Giovanni 8:28  Gesù dunque disse loro: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono, e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato), “non faccio nulla da me”, Gesù uomo riceve insegnamenti dal Padre; ma, nei confronti di Dio Padre, dice che IO SONO, cioè la Parola. In altre parole, vi sarebbe in Lui una doppia persona; una umana e l’altra divina. Con quale delle due preferisce parlare Gesù, discute. Ecco che agli apostoli dice di non conoscere il giorno né l’ora della fine, perché si avvale del Gesù uomo.   
Volendo riassumere, Gesù, sia come Figlio di Dio sulla terra, sia come Parola (persona della Trinità), non può sapere il giorno della fine, perché stando alla fisonomia umana simile a quella di Dio, la Parola pronuncia il comando del cervello, e Dio è il cervello.  Allora messa in logica questa concezione, ci viene facile comprendere, quando leggiamo; Giovanni 1:1 Nel principio era la Parola, la Parola era  appo Dio, e la Parola era Dio. Sebbene separati, la Parola era appo Dio, come dire che l’anima è dentro il corpo, ma parlando di Dio il corpo è spirito. Nella sua piena natura, sarebbero tre Spiriti in uno.
Sebbene, la Parola era dentro Dio, Dio nella sua essenza di Spirito, conteneva la Parola, come l’uomo (corpo) contiene l’anima. Si, ma chi è stato prima? Dio o la Parola? E’ logico che come è il corpo e l’anima sono dello stesso istante, così la Parola Spirito, è contenuta nello Spirito di Dio nello stesso istante, (Giovanni 1:1 ………………e la Parola era Dio. Il verso, non parla però, dello Spirito Santo, perché Egli era in Dio non ancora in atto per il suo compito di insegnamento. Gesù Parola è Creatore: (Giovanni 1:3  Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta).  Dio operante, allora, usa la sua Parola che è dentro di Lui, e crea. E’ facile capire come tutti e Tre, si scompongono e si compongono reciprocamente. Come è Trino Dio è trino l’uomo (essendo stato fatto a Sua immagine). (1 Tessalonicesi 5:23  ………….e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile…. Quando Dio dice facciamo l’uomo, (Genesi 1:26) Egli sta parlando in testimonianza, anche ai suoi stessi Spiriti, come, immaginiamo che, il nostro corpo parlasse all’anima e allo spirito nostro. Oltre alla Trinità, Dio nella sua Unità, Egli ha la natura di possedere altri sette Spiriti: (Apocalisse 4:5  E dal trono procedevano lampi, tuoni e voci; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio. I sette Spiriti hanno una grande varietà di compiti per il solo fatto che sono rappresentati ora come lampade ardenti, ora come corna, ora come occhi. Qui entra la simbologia, specificamente usata nella Apocalisse, essendo il libro profetico del futuro; d’altronde l’espressione, non poteva essere che in questo modo, altrimenti, se fosse stata una scrittura chiara, l’uomo avrebbe a priori la conoscenza del futuro, e quindi sarebbe come il committente (uomo), che prende conoscenza dei fatti dal suo rappresentante(Dio). 


Sunday, April 13, 2014

POI FU LA TERRA




Come fa Dio, a comunicare con l’uomo sulla minuscola terra? Egli, essendo Spirito investe tutto l’universo per il solo fatto che l’ha creato in ogni suo punto, ma anche si manifesta in ogni persona con qualsiasi mezzo e in ogni tempo.
Tornando al verso, Genesi 1:5  Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno. Dopo, aver Dio separata la luce dalle tenebre e avere imposto il nome alla luce “giorno” e alle tenebre “notte”, fu sera, poi passò la notte, e fu mattina e passò il primo giorno. Questa durata del giorno riferito nella creazione, non può essere quantificato, poiché non è riferibile a nessun parametro di nostra conoscenza. Facendo, invece, un’equiparazione molto grossolana con - Giovanni 14 – Gesù, dice che è andato a preparare il posto, ciò supporrebbe che il nostro luogo futuro sarebbe in un altro pianeta, chiamato “Paradiso”. Da quando è dipartito Gesù a oggi, sono passati circa due mila anni e poiché ha detto, che i tempi sono vicini, per analogia potremmo supporre che lo stesso tempo è stato impiegato anche per la creazione della terra, ma su questo, Dio lo sa.  Sicuro che la lunghezza di questo giorno è stata diversa dal nostro, perché il sole ancora non era. Questo giorno e il seguito dei giorni della creazione, a che tipo di tempo devono essere, quindi, riferiti?  
2 Pietro 3:8  Or quest’unica cosa non vi sia celata, diletti, che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno.
Dio, in Genesi 1:1 ha creato il cielo e la terra, senza che abbia specificato la lunghezza del tempo, ma che all’inizio esso era zero. Riferendoci alla teoria del “Big Ben”, Dio con la sua Parola, abbia creato l’universo in un lampo, ma nello stesso parla di giorno, quindi su questo “istante” o più, Dio lo sa.
Tornando ai motivi della creazione: Genesi 1:6  Poi Dio disse: «Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque». Dio decide di attivare il ciclo della vita. Inizia con la separazione dell’acqua. Una massa, sarebbe il mare e l’altra massa sarebbe quella sospesa nel cielo, composta dalle nuvole, atte a innaffiare la terra e far crescere il prodotto per la sussistenza dell’uomo. Nessuna goccia d’acqua sarebbe fuoriuscita dalla terra, che avrebbe potuto perdersi nell’universo, così tutta l’acqua che va su, discende giù, per ogni tempo. 
Quando Dio dice che è “buono”, è perché si dà gloria per l’opera che ha compiuto? No, Dio non ha motivo di darsi gloria, perché essa gli appartiene, ma allora perché dice che ciò era “buono”? Per il solo fatto che ciò era buono per la vivibilità dell’anima vivente dentro al “Giardino”, e dopo per l’uomo fuori di esso. Infatti, nel primo verso Genesi 1:1 quando Dio creò il cielo e la terra, non dice che erano buoni, ma in questa fase Dio comincia a dirlo. Così Egli, provvede per il cibo, (ricordiamoci che Dio sta operando sulla materia e per la materia) per mettere in funzione la vita fisiologica della sopravvivenza per l’uomo. La produzione del cibo deve essere continua per ogni età, quindi Dio mette il seme dentro ogni frutto e anche dentro l’uomo stesso, così tutto si riproduce in perpetuo, fino a quando Egli non deciderà la fine dei tempi.
Genesi 1:11 Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra». E così fu. Interessante notare come Dio, per primo fa crescere l’erba e dopo crea gli animali, e il frutto sarà per nutrire l’uomo. Possiamo intravedere uno spazio temporale fra l’apparizione dell’erba poi quella degli animali e quindi l’anima vivente, così l’uomo ha trovato i frutti per alimentarsi. La faccia della terra cominciò ad acquistare un nuovo aspetto, e se prima vi era lo strato di vapore che la avvolgeva, ora vi sono il mare ed una fitta vegetazione che la copre.  L’uomo, avrà una esistenza ibrida, quella di toccare con i piedi la terra contaminata, e il suo cuore che tende al cielo, per lodare il suo Creatore.
 Pace e fede nel Signore
Dr.G.Drago

Saturday, April 12, 2014

CADDERO A TERRA




Giovanni18:6
Come dunque ebbe detto loro: Sono io, indietreggiarono e caddero in terra.”
Se dovessimo seguire le sollecitudini di questo mondo, diverremmo materia distrutta dalla forza fisica della terra. Nell’immediatezza, forse otterremmo quello che vogliamo, ma saremmo presto dissipati. Se i sacerdoti crollarono per il loro virtuosismo, i soldati caddero come pula spinta dal vento, per la loro temerarietà e ignoranza. Quando Gesù disse: “Io son desso”, in quell’istante, andarono a ritroso e caddero in terra. Per comprendere cosa sia successo in quell'incontro, dobbiamo fare una riflessione e chiedere allo Spirito Santo di aiutarci. Dando uno sguardo ai fatti avvenuti durante l’evolversi delle Sacre Scritture, consideriamo alcuni indizi rilevanti che ci permettono di costruire un’ipotesi attendibile del motivo, per cui i soldati e Giuda andando a ritroso caddero tutti. Consideriamo i fatti che avvennero in Sodoma e Gomorra. Ricordiamo i due angeli che erano ospiti da Lot, in un momento difficile, con il loro sguardo accecarono la folla che li voleva aggredire. Certo che nei loro occhi si manifestò una potenza divina che, dopo averli accecati, li fece tramortire a terra. In Apocalisse:1;14 leggiamo “I suoi capelli erano bianchi come la neve e i suoi occhi erano penetranti come lingue di fuoco. Notiamo, che Gesù ha un potere molto di più grande di quello degli angeli. Da questo deduciamo che Egli, in quel momento, si trovò a decidere di reagire come uomo o fermarsi come Figlio di Dio. Poco prima nel Giardino di Getsemani, il suo animo fu rattristato dal chiedere al Padre se gli avesse potuto allontanare quel calice, mentre sudava grumoli di sangue. Nello stesso luogo Egli, vide l’inizio del suo sacrificio. Si trovò combattuto tra la carne e lo spirito quando per un attimo agì umanamente, similmente come quando rovesciò i tavoli del mercato vicino al Tempio, così il suo sguardo fece indietreggiare i soldati, i quali caddero a terra tutti, compreso Giuda. Gesù poteva sterminarli, ma non lo fece. Il momento cominciava a essere difficile e lo fu subito dopo, quando dovette pacificare una situazione molto delicata. Infatti, quando i soldati si avvicinarono, Pietro vedendo che il Maestro era in pericolo, sguainò la spada e colpi un soldato. Certamente Pietro, non sguainò la spada solo per tagliargli l'orecchio, perché oltre che era un pescatore, era buio e non sarebbe stato facile, eseguire un’operazione del genere.. Resta, quindi, il fatto che la sua intenzione fu quella, di colpire il soldato alla testa per ucciderlo e confermare quanto aveva detto prima a Gesù; che avrebbe sacrificato la sua vita per il Maestro. Il sodato, dai fatti, si spostò e così sfiorando la testa gli tagliò l'orecchio. Questo comportò un grave reato, che oggi sarebbe stato passibile di una condanna, come assalto a un pubblico ufficiale e lesioni personali, con l’aggravante del possesso delle armi. A quei tempi, poteva essere passibile anche di morte. Gesù vedendo che le cose stavano andando dal verso sbagliato, intervenne per due motivi. Il primo per salvare Pietro da una condanna certa, così, prendendo l'orecchio lo sanò al soldato annullando il reato, il secondo motivo fu quello, di rispettare il comando di Dio Padre, che “di tutti quelli che mi hai dati nessuno si è perso". Leggendo il quadro degli avvenimenti con un giusto carico di spiritualità lo Spirito Santo ci ha aperto la nostra mente a molte cose, che altrimenti sarebbero state, inosservati.
Pace e fede nel Signore
Dott. Giuseppe Drago

Friday, April 11, 2014

NICODEMO





Giovanni cap.3                                                             
I Farisei, nel vedere le opere di Gesù decisero di indire un consiglio di tutti i dottori della Legge per confermare o negare tutto quanto si diceva di Gesù sui suoi potendosi miracoli e discorsi di eloquenza divina. Venuti alla conclusione che Gesù non poteva essere che un Messia mandato da Dio, Nicodemo, uno dei capi dei dottori religiosi, si assunse l’incarico di andare a investigare personalmente se quanto si raccontava corrispondesse a verità. Egli, inizia il suo discorso investigativo dicendo al Maestro “Noi sappiamo”. E’ chiaro che in quel momento egli parlava come rappresentate dei sacerdoti ma senza eccedere nell’equivoco di mostrare contrasto, in toto o in parte sull’opera di Gesù. Nicodemo, data la delicata missione, è andato a parlargli di sera, mostrandosi sensibilmente umile e disposto ad ascoltare di quanto il Maestro gli avrebbe detto. Dopo essersi presentato, apre subito il discorso toccando il motivo di maggiore interesse, rivelando apertamente che tutti i sacerdoti erano ormai convinti che le opere di Gesù fossero consentite da Dio. A questa confessione, Gesù risponde: “ che in verità, se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”, Mette subito in atto un colloquio di livello spirituale, spronando Nicodemo sulla sua conoscenza divina. Il sacerdote, non sapendo come interpretare quella frase, rispose: “ Come mai bisognava nascere di nuovo, sarebbe necessario che un uomo debba entrare di nuovo nel grembo della propria madre?” Questa espressione, in effetti, non mostrò di essere stata pronunciata in buona fede, ma piuttosto, portava un’enfasi d’ironia o se vogliamo, configurava le facce di una moneta. Da un lato mostrava completa umiltà, dall’altro, ha inficiato la conoscenza di Gesù, poiché tutti gli uomini sanno che la vita si manifesta con la nascita, sopravvivenza e morte e che mai si era detto che l’uomo sarebbe dovuto entrare di nuovo nel grembo di sua madre. Avrebbe Gesù, inteso la nuova nascita, in modo fisico?  Certo che no. Gesù capì il suo intendo ambiguo e gli risponde riprendendolo: “Non ti meravigliare se ti ho detto che bisogna nascere di nuovo”.  - Perché ti sei meravigliato? – Nicodemo si meravigliò, infatti, perché non considerò quella frase degna di un divino. E qui, nel tentativo di dimostrare la sua erudita conoscenza della Legge, egli mostrò la sua completa ignoranza. Gesù, compreso perfettamente il suo pensiero, cominciò a spiegare come bisognava nascere di spirito, ma questa volta lo demolisce rappresentandogli una similitudine sulla natura spirituale dell’uomo che piace a Dio. Il vento soffia dove vuole, e tu né odi il rumore, ma non sai né da dove viene né sai dove va: così è chi è nato dallo spirito.  Nicodemo, sapendo di avere fatto una brutta figura ripete con vera umiltà e dice: ”come possono avvenire queste cose”. E Gesù lo spiazza per la seconda volta, poiché per essere di spirito, significa essere come il vento, e come il vento significa, essere liberi. Chi è nato dallo spirito è come il vento “libero” perché Gesù ci ha reso liberi.  Gesù rincara ancora e lo disorienta, dicendogli: ”tu sei maestro di Israele e non sai queste cose”? Nicodemo, dottore della  Legge, avrebbe dovuto sapere che Dio è Spirito, già dal vecchio Testamento e che per avvicinarsi a Lui bisogna essere in spirito ma questo lui non è riuscito nemmeno a immaginarlo. Gesù lo disorienta ancora e proprio perché sta parlandogli come a un dottore della  Legge gli dice: ”In verità noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto”. Qui Nicodemo è letteralmente sconfitto e non comprende nulla del perché Gesù parla al plurale. Essendo Gesù la seconda persona della Trinità, parlava al singolare al popolo dicendo, per esempio: “io ti rimetterò i tuoi peccati”, e anche in molte altre occasioni, Egli ha sempre parlato in singolare. A Nicodemo, parla in plurale perché vuole mandargli un messaggio molto importante spiritualmente, delle cose del cielo, che il sacerdote avrebbe dovuto sapere ma che, non conosceva. Infatti, quando Gesù fu battezzato da Giovanni Battista, nel fiume Giordano, cosa avvenne? Lo Spirito di Dio scese come una colomba su Gesù. E proprio da quel momento, essendo entrato in Lui anche lo Spirito di Dio, Gesù non era più Io ma divenne Noi. Ecco che Gesù parlò a Nicodemo, dicendo: “noi parliamo di quello che sappiamo e testimoniamo di quello che abbiamo veduto”, riferendosi a lui stesso  e allo Spirito di Dio che aveva dentro, ma il dottore delle cose spirituali non capì nulla. Gesù, così gli disse: ”se vi parlo di cose terrene e non capite come potete capire se vi parlo delle cose del cielo? Nicodemo che doveva investigare fu investigato. Rimase così sconvolto, che non replicò parola e se ne andò. Il Signor Gesù, da un monito di carattere spirituale a tutto il mondo che solo spiritualmente si comprende la via divina e acquisire il ravvedimento.
Pace e fede nel Signore