Tuesday, September 27, 2016

LA LUCE DI DIO




Se nel regno di Dio non vi è bisogno della luce del sole poiché quella del Signore illuminerà l’uomo, vuol dire che gli occhi dell’uomo saranno uguali a quelli che aveva sulla terra. Come mai, se egli acquisterà un corpo superiore e incorruttibile, i suoi occhi rimarranno bisognosi di luce? Poiché Dio che forma il creato e l’uomo che sta in esso, non può farne a meno, della sua Luce, essendo che essa è in Dio. Nasce un rapporto di sudditanza, tra la materia del creato, compreso l’uomo e la necessità di ricevere la luce di Dio come sigillo.  
Apocalisse 22:5 E quivi non sarà notte alcuna; e non avranno bisogno di lampana, né di luce di sole; perciocché il Signore Iddio li illuminerà, ed essi regneranno ne’ secoli de’ secoli. Se la lampana del Regno di Dio, è Dio e quella della terra è il sole, come possiamo comprendere il processo produttivo della luce, se da essa fuoriesce una realtà mancante di luce? Ovvero, come ha potuto, Dio, essendo Luce, creare l’universo e i pianeti mancanti di luce e lo stesso sole, che è la settima parte della luce di Dio e quindi, la sua ombra? La Luce produrrebbe una realtà mancante della sua stessa sostanza? E se è sì. Il processo del creato, non contrasterebbe la natura di Dio, essendo che Egli abbia creato l’uomo a sua immagine, che nella sua fase produttiva concepisce un suo simile? Come dire luce, produce luce. Il creato di luce e tenebre, dimostrerebbe una deficienza o una volontà di scelta di Dio?  Se è una scelta, è possibile trovare i motivi per cui Dio abbia deciso in questo modo? Isaia 45: 6,7 Io sono il Signore, e non ve n’è alcun altro,  che formo la luce, e creo le tenebre; che fo la pace, e creo il male. Io sono il Signore, che fo tutte queste cose.
Conoscendo la natura di Dio, attraverso la conoscenza delle Sacre Scritture, viene da immaginare che Dio, in effetti, non è luce come sorgente di un’identità non identificabile ma è persona Spirito, Egli contiene in se, tutte le realtà dell’eterno processo di vita, nella quale persona, la luce è un suo elemento caratteristico. Matteo 6:22 La lampana del corpo è l’occhio; se dunque l’occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato.
Se l’occhio rappresenta la lampana dell’uomo ed è la luce che illumina il corpo, la Luce di Dio rappresenterebbe il suo occhio che guarda e guida tutto il creato. Giovanni 9:5  Mentre io son nel mondo, io son la luce del mondo. Bene dice Gesù, che è la luce del mondo, poiché rafforza il significato che la luce di Dio è il suo occhio che illumina il creato e su l’uomo è sapienza divina, superiore alla totalità dell’intelligenza umana.
L’uomo con la lampana, che è il suo occhio, deve guidare la sua persona verso la sorgente della Luce, cioè verso l’incontro personale con Dio, che è Luce che illumina il creato e sapienza che lo governa, infatti, tutti i corpi celesti che sono in esso, essi si muovono secondo il suo comando. L’occhio dell’uomo non sarà cieco né confuso se nel cammino della sua esistenza avrà come obiettivo, il seguire la Luce della stella del mattino, cioè Gesù. A sua volta, egli sarà luce per gli uomini che non conoscono Dio e sarà come un faro che illumina il luogo di salvezza, essendo anch’egli, è sale della terra.
Per conseguenza sarà baluardo di fede in un mondo che per volontà propria ha scelto la via cieca e senza valori, tralasciando di riconoscere il Creatore benedetto in eterno. Se vogliamo confermare che i nostri occhi siano la lampana del nostro corpo, non possiamo non comprendere questo insegnamento che ci apre la via del divino e dell’eterno splendore, ove Dio è Luce, Sapienza e Amore.  
Pace del Signore.



Monday, September 26, 2016

CREDO O FEDE




Se il credo religioso è l'affermazione della propria credenza a Dio, vuol dire che con la propria esperienza materiale e cognitiva, si è formulata una ferma convinzione nel pensiero che permette di discostarsi dalla tangibilità terrena per vagare nell’aria dell’invisibile. Si creerà, così, un rapporto trascendentale, tra la realtà invisibile che si manifesta nel pensiero e la realtà del divino che opera nell’essere. Giovanni 11:27 Ella gli disse: Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo. In questa risposta, della donna samaritana, coincide il credo tangibile terreno con quello trascendentale, poiché Gesù, divino, è anche materialmente presente. Giovanni 20:29 Gesù gli disse: Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Qui, prende corpo, dopo l’esperienza materiale di Tommaso, il credo trascendentale in Dio, poiché l’apostolo vaga nell’area dell’invisibile e che a parità della donna, egli confessa la realtà di Cristo Figlio di Dio. Considerando il nostro credo, a differenza di Tommaso, si deve, invece, avere un obbligo, non solo di credere ma di predicare il credo in Cristo.  
Considerando la fede, partiamo dal significato terreno, in cui, l’art. 143 c.c., dichiara, che essa è uno degli obblighi che nascono dal matrimonio. Secondo la giurisprudenza, la fedeltà è da intendere non solo come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura tutta la vita. Tramite Gesù, come tangibile realtà vivente, si è conosciuto Dio invisibile. Così il credo è divenuto fede, che oltre a rilevare se stesso nel pensiero reale è in grado di sensibilizzare il rapporto col divino, poiché ora l’uomo è cresciuto e deve impersonare col cuore la volontà di Dio sulla terra. Avendo raggiunto la sfera della fede, l’uomo è divento spirituale, sensibile alla voce dello Spirito e da questo cambiamento radicale, egli comincia a comprendere quello che molti non intendono. Avendo, però, l’uomo raggiunto, la sensibilità di sentire la voce dello Spirito, se pensa che abbia raggiunto il massimo rapporto col divino, secondo le Scritture, ancora manca un’altra virtù la quale è richiesta da Dio come principale.  Matteo 14:31 E prontamente Gesù distese la mano, e lo prese, e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?      
Ecco che, il dubbio è divenuto un grosso masso d’intoppo che può annullare sia il credo sia la fede e l’uomo spirituale, può diventare pula. Essendo che si può essere come Pietro o meno ancora, se la prova che cadrà sulle nostre spalle, non fosse il camminare nel mare ma quella di confessare il nome di Gesù davanti a tutti, specie davanti ai concistori in cui ci obbligano di negarlo.  Marco13:11  Ora, quando vi condurranno via per consegnarvi nelle loro mani, non preoccupatevi in anticipo di ciò che dovrete dire, e non lo premeditate; ma dite ciò che vi sarà dato in quell’istante, perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Solo con la fede in Gesù e alle sue promesse possiamo avere la forza di convincimento di persistere fino alla fine, ed essendo la morte inevitabile, sarà un atto liberatorio e salvifico confermare la fede incondizionata a Dio. A questo esame, resta pur un incognito futuro se sarà o no confermata tale fede, o come Pietro, si potrebbe dubitare.  Solo Dio lo sa, poiché tutto è nella sua eccelsa discrezionalità di Giudice e di Padre Celeste. Potrebbe, forse accederci la stessa situazione di Pietro, che Dio, in quel momento, tramite il suo Spirito Santo, parlerebbe per noi, allora, saremmo veramente salvi.
Pace e fede nel Signore

Sunday, September 25, 2016

I SADDUCEI




Marco 12:18 I sadducei erano un gruppo più ristretto rispetto ai Farisei, ma più influente. Essi appartenevano alle famiglie dei sacerdoti. Appoggiarono i sovrani-sacerdoti asmonei e più tardi i dominatori Romani. A differenza dei Farisei, non vedevano la necessità di aggiornare le antiche tradizioni ma si attenevano solo all'Antico Testamento ”La Torah”. Essi non credevano alla risurrezione dei morti né che vi fossero spiriti o angeli. Essi vissero duecento anni prima dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme e fino al 70 D.C. Dopo non si seppe più nulla di loro e sembra che siano spariti dalla società, di cui, i motivi sono sconosciuti. Essi provenivano dalla famiglia di Zadok, il sacerdote che unse Salomone, re di Israele, 1Re cap.1:39. Sembra strano che i Sadducei, provenienti da famiglie di sacerdoti, si trovassero in netto contrasto con l’interpretazione della Legge di Dio. Le loro continue lotte sorsero, poiché oltre la Torah, seguivano gli insegnamenti ellenistici.
In questo passo, di cui si fa riferimento, essi contrastano Gesù, su quanto Egli predicava sulla resurrezione e sull’esistenza della vita eterna ma anche e soprattutto perché non volevano accettare la sua divinità, allora, cercavano di metterlo in difficoltà.
Avendo loro ascoltato il sermone delle beatitudini, nel quale Gesù parlò del Regno dei cieli e della ricompensa eterna per l’uomo, gli volsero una domanda sulla Legge di Mosè, la quale afferma, che se uno muore senza lasciare figli, il fratello può sposare la moglie di suo fratello. Essendo morti tre fratelli e tutti e tre avevano avuto la stessa moglie del primo, nel Regno dei cieli, di chi sarebbe stata la donna sposa?  La domanda non si riferiva se la Legge di Mosè fosse giusta, ma si collegava a cosa succede agli uomini dopo la resurrezione e come sarebbero stati classificati. Gesù, rispose che nel cielo si è come angeli, ove non vi sono né uomini né donne ma questa risposta li agitò, poiché affermava ciò che loro negavano della vita eterna. I sadducei, data la presenza della moltitudine, non potettero reagire giacché, pensavano, in verità, che Gesù fosse veramente il Messia e quello che diceva corrispondeva al volere di Dio. Erano però ansiosi di vedere una prova del mistero divino attraverso un miracolo ma Gesù non li ascoltò. I Sadducei, così, rimanessero senza poter immaginare come gli angeli fossero in realtà, rimanendo la risposta più misteriosa che mai. Tuttavia, Gesù li istruì dicendo loro che il Signore è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, quindi non è il Dio dei morti ma il Dio dei vivi. Ancora, Gesù, li spronò confessando il suo stato divino, dicendo Matteo 22:42 Che ve ne pare del Cristo? Di chi è figlio? Essi gli dissero: Di Davide. Al 43, Egli disse loro: Come mai dunque Davide, per lo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: Al 44, Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi? Al 45, Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio? Egli li costrinse a dare una risposta, ponendoli tra il limite della ragione umana e l’inizio della sfera del divino, proprio su quella parte di spiritualità che ne negavano l’esistenza e che invece, fu collegata come realtà esistenziale dal Messia. Indirettamente, Gesù, rivela la sua eterna esistenza divina assieme a quella di Dio, discorso molto arduo e profondamente metafisico che i sadducei non capirono, piuttosto loro si posero su una più grave posizione, quella che lo considerarono un eretico.
I sadducei furono posti dal nemico come una pietra d’intoppo, che tuttavia non riuscì a ottenere nessuna conseguenza favorevole nel disturbare la missione di Gesù. A differenza degli Scribi, che credevano, in segreto, che Gesù fosse mandato da Dio, ma non furono disposti a cedere ufficialmente la loro autorità di sacerdoti della Legge a un nuovo arrivato, dicendo che egli, non era altro che il figlio di un semplice falegname. Proprio li stava la verità e la prova di Dio, poiché se avessero bene interpretato la Legge e con il cuore la presenza del Messia, avrebbero fatto grandi cose. Tuttavia, bisogna pensare che se il destino fosse stato un altro, forse i tempi si sarebbero allungati di molto e quindi anche la venuta del Signore in gloria, sarebbe stata spostata ad altri tempi.  Se noi crediamo in Dio e nella venuta di Gesù, certo non saremmo confusi ne saremo smarriti nel seguire questi eventi negativi.  Non ci comporteremo mai, come fecero i Sadducei che polemizzarono su Gesù, ma saremo credenti in Cristo in tutto e fermi osservatori della sua Parola, essendo anche protetti dell’armatura di Cristo. Marco cap.12:24 Non siete voi forse in errore, poiché, non conoscete le Scritture né la Potenza di Dio?

Pace e fede nel Signore